Europa: un progetto da ripensare?

Il terrorismo globale della jihad, le stragi di migranti, le mire espansionistiche di Putin, la rottura della Grecia, le derive populiste e razziste. L’idea dell’Europa, da lei tanto amata, annaspa. Perché?
“È la crisi temo definitiva del progetto federalista europeo. Dal 2008 in poi le misure politiche e economiche dei paesi Ue, se si eccettuano gli sforzi di Draghi, hanno mirato a una rinazionalizzazione degli interessi. E dopo Solana l’Europa ha dismesso completamente la sua politica estera comune tornando a una pratica intergovernativa evidentissima da tempo, al ritorno in auge degli stati nazione e dei nazionalismi, il che non è una bella idea, vista la nostra storia anche recente”.

Le righe riportate qui sopra sono tratte dall’intervista a Emma Bonino pubblicata su la Repubblica il 16 febbraio scorso, quella in cui la Emma nazionale fa outing sulla sua malattia. A proposito, forza Emma, che ce la farai: fattelo augurare da uno che ci è passato e – corna facendo – ne è uscito, grazie alla generosa tempestività della sua compagna e alla nostra ottima (salvo eccezioni) sanità pubblica.

La sconsolata constatazione della Bonino, già ministro degli Esteri e commissaria UE, non sembra affatto campata in aria. Anzi, è una considerazione su cui bisogna che si cominci a riflettere sul serio, specie da parte di chi, come il sottoscritto, è ed è sempre stato un fervente europeista. Occorre ormai prenderne atto: il progetto europeista vagheggiato da Spinelli e poi avviato dai democristiano De Gasperi, Schuman e Adenauer, è di fatto parcheggiato su un binario morto, dal quale non si vede come possa muovere un passo.

Occorre ripensare il progetto “ab imis fundamentis”, senza farsi tentare dall’illusione dell'”heri dicebamus”. E, tanto per insistere col latinorum, “hic Rhodus, hic salta”. Un dubbio: ma esiste, fra coloro che in Europa hanno il potere di decidere, qualcuno che sia in grado, e abbia al tempo stesso la voglia, di compiere questo salto? Se non esiste, ciò significa semplicemente che al nostro continente, che gronda storia e cultura ma ha anche un passato straripante di nefandezze, non resta che acconciarsi, per i prossimo secoli, a un destino di malinconico luna park per turisti provenienti in gran parte dall’Asia. Comunque a un pensionamento senza avvenire, sempre che la storia gli risparmi – e risparmi ai nostri (scarsi) figli e nipoti – una sorte peggiore: quella di una vera e propria sparizione dall’orizzonte della storia mondiale.

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