Diritti degli animali?

Mi sembra chiaro che parlare di “diritti degli animali” possa avere un senso al più in termini di linguaggio figurato. E comunque che si tratti di un tipico portato del nostro insuperato antropocentrismo. Esattamente come quando riteniamo più degno di protezione un cane (nostro compagno) o uno scimpanzé (nostro simile) rispetto a un topo (schifoso e dannoso) o a un serpente (simbolo del male), o infine a una cavalletta (misero e dannoso insetto saltatore). Per non dire dello scarafaggio, sentina d’ogni disprezzo. In realtà, quello che si nasconde dietro quell’espressione ipocrita, è una parziale presa di coscienza del ruolo di “custode della natura e delle sue specie”, che è propria dell’uomo, e che pian piano cominciamo ad assumere consapevolmente. O almeno dovremmo. Se non altro, per banali motivi di autoconservazione…

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